World Press Photo nasce per ispirare la comprensione del mondo attraverso il fotogiornalismo di qualità.
E' un'iniziativa impegnata a sostenere e promuovere gli standard elevati di fotogiornalismo e fotografia documentaria nel mondo.
Punta ad attirare l'interesse del pubblico e l'apprezzamento per il lavoro dei fotografi, nonchè il libero scambio di informazioni.
Le attività comprendono l'organizzazione di un concorso annuale, le mostre, il dare l'imput al fotogiornalismo attraverso programmi educativi e la creazione di una maggiore visibilità per la fotografia di stampa attraverso una varietà di pubblicazioni.
World Press Photo crede nel potere del giornalismo visivo per ispirare e plasmare tutti noi ed è gestito come un'organizzazione indipendente senza scopo di lucro con sede ad Amsterdam, dove è stata fondata nel 1955.
World Press Photo crede nel potere del giornalismo visivo per ispirare e plasmare tutti noi ed è gestito come un'organizzazione indipendente senza scopo di lucro con sede ad Amsterdam, dove è stata fondata nel 1955.
La foto di un concorrente che cadeva dalla sua motocicletta durante una gara, vinceva il primo World Press Photo of the Year, proprio in quell'anno. La prima foto in assoluto a vincere.
Da allora ogni anno ha il suo concorso e la sua immagine vincitrice. Molte di queste sono diventate delle icone; una ragazza nuda che corre dopo un attacco di napalm in Vietnam, un monaco buddista che si da fuoco, un giovane dimostrante solo davanti ai carri armati in Piazza Tiananmen. Queste icone hanno creato tendenze, stabilito lo stile del foto giornalismo.
Quel premio del 1955 arriva quando i membri dell’unione dei foto giornalisti olandesi ebbero l’idea di creare una competizione internazionale che andasse ad integrare quella nazionale, the Zilveren Camera. Speravano di beneficiare dell’esposizione del lavoro dei colleghi di tutto il mondo; lo scambio culturale venne da se, e sin dall’inizio il World Press Photo dichiarò il suo ruolo di comunicazione e di formazione. Il primo concorso catalizzò la discussione dei giornali locali sulla natura della fotografia su carta stampata, più tardi le immagini provocarono persino dibattiti furiosi. Anche le contestazioni politiche fecero la loro apparizione. Ma il World Press Photo ha sempre mantenuto la sua indipendenza anche durante la guerra fredda quando russi e americani sedettero fianco a fianco nella giuria.
Da allora ogni anno ha il suo concorso e la sua immagine vincitrice. Molte di queste sono diventate delle icone; una ragazza nuda che corre dopo un attacco di napalm in Vietnam, un monaco buddista che si da fuoco, un giovane dimostrante solo davanti ai carri armati in Piazza Tiananmen. Queste icone hanno creato tendenze, stabilito lo stile del foto giornalismo.
Quel premio del 1955 arriva quando i membri dell’unione dei foto giornalisti olandesi ebbero l’idea di creare una competizione internazionale che andasse ad integrare quella nazionale, the Zilveren Camera. Speravano di beneficiare dell’esposizione del lavoro dei colleghi di tutto il mondo; lo scambio culturale venne da se, e sin dall’inizio il World Press Photo dichiarò il suo ruolo di comunicazione e di formazione. Il primo concorso catalizzò la discussione dei giornali locali sulla natura della fotografia su carta stampata, più tardi le immagini provocarono persino dibattiti furiosi. Anche le contestazioni politiche fecero la loro apparizione. Ma il World Press Photo ha sempre mantenuto la sua indipendenza anche durante la guerra fredda quando russi e americani sedettero fianco a fianco nella giuria.
World Press Photo è un’organizzazione no profit e dal 2008 il Patrono della Fondazione è il Principe Costantino d’Olanda.
L’ufficio di Amsterdam è il perno di un network di contatti internazionali, ed è proprio grazie a questo che si da vita al concorso, all’esposizione e alle altre attività di portata internazionale.
I vincitori sono raggruppati in una esposizione itinerante che è visitata da oltre 2 milioni e mezzo di persone in 50 nazioni nel mondo. Un catalogo viene stampato ogni anno in 6 lingue.
Come si finanzia? Esistono due principali strategie di finanziamento: un ampio supporto viene dagli sponsor principali, dai progetti di sponsorship e dalle sovvenzioni per le attività particolari. Il World Press Photo ha due sponsor ufficiali nel mondo, Canon e TNT, e riceve il supporto della Lotteria olandese dei codici postali; ciò garantisce l'indipendenza all’organizzazione.
Il concorso annuale è il cuore delle attività dell’organizzazione. Offre una visione di come i foto giornalisti affrontano il loro lavoro in tutto il mondo e di come la stampa ci da le notizie, mettendo insieme fotografie provenienti dalle zone più disparate, che rispecchiano le tendenze e l’evoluzione del foto giornalismo.
Il concorso è aperto a tutti i foto giornalisti professionisti. Non c’è nessuna tassa di iscrizione. Non solo i fotografi ma anche le agenzie, i giornali e le riviste possono sottoporre le migliori fotografie dell’anno. Sia le singole immagini che le photo stories possono concorrere. I risultati sono pubblicati sul sito ufficiale della Fondazione.
La giuria inizia i lavori ogni anno all’inizio di febbraio; i membri sono 19 tra editori, fotografi, e rappresentanti delle agenzie stampa di tutto il mondo. Il procedimento è caratterizzato quindi da una varietà di esperienze, di percezioni e da una differenza di punti di vista che comporta dinamicità e obiettività di giudizio. La giuria agisce indipendentemente dal World Press Photo e l’organizzazione non ha nessuna influenza sulle sue decisioni. I vincitori sono annunciati nella seconda settimana di febbraio con una conferenza stampa. Ogni anno alla fine di Aprile ha luogo la Cerimonia di Premiazione.
Il concorso è aperto a tutti i foto giornalisti professionisti. Non c’è nessuna tassa di iscrizione. Non solo i fotografi ma anche le agenzie, i giornali e le riviste possono sottoporre le migliori fotografie dell’anno. Sia le singole immagini che le photo stories possono concorrere. I risultati sono pubblicati sul sito ufficiale della Fondazione.
La giuria inizia i lavori ogni anno all’inizio di febbraio; i membri sono 19 tra editori, fotografi, e rappresentanti delle agenzie stampa di tutto il mondo. Il procedimento è caratterizzato quindi da una varietà di esperienze, di percezioni e da una differenza di punti di vista che comporta dinamicità e obiettività di giudizio. La giuria agisce indipendentemente dal World Press Photo e l’organizzazione non ha nessuna influenza sulle sue decisioni. I vincitori sono annunciati nella seconda settimana di febbraio con una conferenza stampa. Ogni anno alla fine di Aprile ha luogo la Cerimonia di Premiazione.
Il World Press Photo del 2011 è andato ad una donna. La foto dell'anno è della fotoreporter sudafricana Jodi Bieber. Sua l'immagine del volto sfigurato della 18enne afghana Bibi Aisha, finita su una discussa copertina del Time come simbolo delle violenze subite dalle donne in Afghanistan. Originaria della provincia di Oruzgan la ragazza a soli 16 anni era stata costretta a sposare un uomo talebano. In seguito alle violenze subite dall'uomo e dalla sua famiglia la giovane aveva tentato la fuga ed era stata poi condannata da un giudice talebano all'amputazione di naso e orecchie. Sulla foto vincitrice la giuria spiega: ''E' un'immagine tremenda, diversa, spaventosa - così Vince Aletti - non parla solo di questa particolare donna, ma della condizione delle donne nel mondo''. L'autrice della fotografia, Jodi Bieber, ha già conquistato otto premi di categoria nel World Press Photo ed é la seconda sudafricana ad aggiudicarsi il massimo riconoscimento. Dopo un 2010 tutto italiano - a Pietro Masturzo era andato The picture of year - anche la 54esima edizione premia l'Italia: tra i vincitori Davide Monteleone, Fabio Cuttica e Daniele Tamagni. Premiati anche Riccardo Venturi con il reportage di Haiti, Massimo Berruti con il Pakistan, Marco Di Lauro con il Niger, Ivo Saglietti con Srebrenica e Stefano Unterthiner. Le foto sono state scelte tra 108.059 immagini candidate. Alla selezione hanno partecipato 5.847 fotografi di 125 nazionalità. Una menzione speciale è andata alle dodici immagini scattate dai minatori cileni rimasti intrappolati all'interno della miniera di San Jose.
Quest'anno, per il secondo anno, la mostra ha fatto tappa anche a Napoli ed io che ero lì non potevo perdermela. Così mi sono recata al PAN, Palazzo delle Arti, per ammirarla, accompagnata da un'altra blogger, Olli, occasione che abbiamo colto anche per conoscerci.
Certo forse la mostra non era proprio un luogo adatto per raccontarci di noi, perchè molte delle foto esposte erano molto forti, colpivano l'anima, ti toglievano il fiato, ti lasciavano sbalordita.
I sentimenti, di fotogramma in fotogramma, erano i più disparati: assurdità, orrore, tenerezza, rabbia, impotenza. Una volta uscite da lì le parole si bloccavano in gola...sembravano superflue.
Infatti io e Olli ci siamo guardate negli occhi e capite al volo, nessuna delle due riusciva ad esprimere ciò che aveva provato girando in quelle sale.
Dopo un breve silenzio imbarazzante, siamo riuscite a rompere il ghiaccio e a parlare di noi. Ho incontrato una ragazza semplice, solare e genuina. Mi sono sentita come se fossimo amiche da sempre (ed è una reazione difficile da suscitare in una selettiva come me) :)
Eccoci qui:E' bello quando qualcosa di virtuale, diventa reale...certo a volte si possono anche avere grandi delusioni, ma non è così anche nella vita di tutti i giorni?
Naturalmente mi raccomando, con le dovute precauzioni...non bisogna incontrare chiunque, non si sa mai chi si nasconde dietro uno schermo.
Comunque se ne aveste mai l'occasione vi consiglio di non perdervi questa fantastica mostra...ma vi avverto, bisogna essere preparati ad immagini forti, che a volte vi riempiranno gli occhi di lacrime.












