giovedì 12 gennaio 2012

World Press Photo 2011

World Press Photo nasce per ispirare la comprensione del mondo attraverso il fotogiornalismo di qualità.
E' un'iniziativa impegnata a sostenere e promuovere gli standard elevati di fotogiornalismo e fotografia documentaria nel mondo. 
Punta ad attirare l'interesse del pubblico e l'apprezzamento per il lavoro dei fotografi, nonchè il libero scambio di informazioni. 

Le attività comprendono l'organizzazione di un concorso annuale, le mostre, il dare l'imput al fotogiornalismo attraverso programmi educativi e la creazione di una maggiore visibilità per la fotografia di stampa attraverso una varietà di pubblicazioni.
World Press Photo crede nel potere del giornalismo visivo per ispirare e plasmare tutti noi ed è gestito come un'organizzazione indipendente senza scopo di lucro con sede ad Amsterdam, dove è stata fondata nel 1955.

La foto di un concorrente che cadeva dalla sua motocicletta durante una gara, vinceva il primo World Press Photo of the Year, proprio in quell'anno. La prima foto in assoluto a vincere.
Da allora ogni anno ha il suo concorso e la sua immagine vincitrice. Molte di queste sono diventate delle icone; una ragazza nuda che corre dopo un attacco di napalm in Vietnam, un monaco buddista che si da fuoco, un giovane dimostrante solo davanti ai carri armati in Piazza Tiananmen. Queste icone hanno creato tendenze, stabilito lo stile del foto giornalismo.
Quel premio del 1955 arriva quando i membri dell’unione dei foto giornalisti olandesi ebbero l’idea di creare una competizione internazionale che andasse ad integrare quella nazionale, the Zilveren Camera. Speravano di beneficiare dell’esposizione del lavoro dei colleghi di tutto il mondo; lo scambio culturale  venne da se, e sin dall’inizio il World Press Photo dichiarò il suo ruolo  di comunicazione e di formazione. Il primo concorso catalizzò la discussione dei giornali locali sulla natura della fotografia su carta stampata, più tardi le immagini provocarono persino dibattiti furiosi. Anche le contestazioni politiche fecero la loro apparizione. Ma il World Press Photo ha sempre mantenuto la sua indipendenza anche durante la guerra fredda quando russi e americani sedettero fianco a fianco nella giuria.
  
World Press Photo è un’organizzazione no profit e dal 2008 il Patrono della Fondazione è il Principe Costantino d’Olanda.
L’ufficio di Amsterdam è il perno di un network di contatti internazionali, ed è proprio grazie a questo che si da vita al concorso, all’esposizione e alle altre attività di portata internazionale.
I vincitori sono raggruppati in una esposizione itinerante che è visitata da oltre 2 milioni e mezzo di persone in 50 nazioni nel mondo. Un catalogo viene stampato ogni anno  in 6 lingue.
Come si finanzia? Esistono due principali strategie di finanziamento: un ampio supporto viene dagli sponsor principali, dai progetti di sponsorship e dalle sovvenzioni per le attività particolari. Il World Press Photo ha due sponsor ufficiali nel mondo, Canon e TNT, e riceve il supporto della Lotteria olandese dei codici postali; ciò garantisce l'indipendenza all’organizzazione.

Il concorso annuale è il cuore delle attività dell’organizzazione. Offre una visione di come i foto giornalisti affrontano il loro lavoro in tutto il mondo e di come la stampa ci da le notizie, mettendo insieme fotografie provenienti dalle zone più disparate, che rispecchiano le tendenze e l’evoluzione del foto giornalismo.
Il concorso è aperto a tutti i foto giornalisti professionisti. Non c’è nessuna tassa di iscrizione. Non solo i fotografi ma anche le agenzie, i giornali e le riviste possono sottoporre le migliori fotografie dell’anno. Sia le singole immagini che le photo stories possono concorrere. I risultati sono pubblicati sul sito ufficiale della Fondazione.
La giuria inizia i lavori ogni anno all’inizio di febbraio; i membri sono 19 tra editori, fotografi, e rappresentanti delle agenzie stampa di tutto il mondo. Il procedimento è caratterizzato quindi da una varietà di esperienze, di percezioni e da una differenza di punti di vista che comporta dinamicità e obiettività di giudizio. La giuria agisce indipendentemente dal World Press Photo e l’organizzazione non ha nessuna influenza sulle sue decisioni. I vincitori sono annunciati nella seconda settimana di febbraio con una conferenza stampa. Ogni anno alla fine di Aprile ha luogo la Cerimonia di Premiazione.
Il World Press Photo del 2011 è andato ad una donna. La foto dell'anno è della fotoreporter sudafricana Jodi Bieber. Sua l'immagine del volto sfigurato della 18enne afghana Bibi Aisha, finita su una discussa copertina del Time come simbolo delle violenze subite dalle donne in Afghanistan. Originaria della provincia di Oruzgan la ragazza a soli 16 anni era stata costretta a sposare un uomo talebano. In seguito alle violenze subite dall'uomo e dalla sua famiglia la giovane aveva tentato la fuga ed era stata poi condannata da un giudice talebano all'amputazione di naso e orecchie. Sulla foto vincitrice la giuria spiega: ''E' un'immagine tremenda, diversa, spaventosa  - così Vince Aletti -  non parla solo di questa particolare donna, ma della condizione delle donne nel mondo''. L'autrice della fotografia, Jodi Bieber, ha già conquistato otto premi di categoria nel World Press Photo ed é la seconda sudafricana ad aggiudicarsi il massimo riconoscimento. Dopo un 2010 tutto italiano - a Pietro Masturzo era andato The picture of year  -  anche la 54esima edizione premia l'Italia: tra i vincitori Davide Monteleone, Fabio Cuttica e Daniele Tamagni. Premiati anche Riccardo Venturi con il reportage di Haiti, Massimo Berruti con il Pakistan, Marco Di Lauro con il Niger, Ivo Saglietti con Srebrenica e Stefano Unterthiner. Le foto sono state scelte tra 108.059 immagini candidate. Alla selezione hanno partecipato 5.847 fotografi di 125 nazionalità. Una menzione speciale è andata alle dodici immagini scattate dai minatori cileni rimasti intrappolati all'interno della miniera di San Jose.


Quest'anno, per il secondo anno, la mostra ha fatto tappa anche a Napoli ed io che ero lì non potevo perdermela. Così mi sono recata al PAN, Palazzo delle Arti, per ammirarla, accompagnata da un'altra blogger, Olli, occasione che abbiamo colto anche per conoscerci.
Certo forse la mostra non era proprio un luogo adatto per raccontarci di noi, perchè molte delle foto esposte erano molto forti, colpivano l'anima, ti toglievano il fiato, ti lasciavano sbalordita.
I sentimenti, di fotogramma in fotogramma, erano i più disparati: assurdità, orrore, tenerezza, rabbia, impotenza. Una volta uscite da lì le parole si bloccavano in gola...sembravano superflue.
Infatti io e Olli ci siamo guardate negli occhi e capite al volo, nessuna delle due riusciva ad esprimere ciò che aveva provato girando in quelle sale.
Dopo un breve silenzio imbarazzante, siamo riuscite a rompere il ghiaccio e a parlare di noi. Ho incontrato una ragazza semplice, solare e genuina. Mi sono sentita come se fossimo amiche da sempre (ed è una reazione difficile da suscitare in una selettiva come me) :)
Eccoci qui:




E' bello quando qualcosa di virtuale, diventa reale...certo a volte si possono anche avere grandi delusioni, ma non è così anche nella vita di tutti i giorni?
Naturalmente mi raccomando, con le dovute precauzioni...non bisogna incontrare chiunque, non si sa mai chi si nasconde dietro uno schermo.

Comunque se ne aveste mai l'occasione vi consiglio di non perdervi questa fantastica mostra...ma vi avverto, bisogna essere preparati ad immagini forti, che a volte vi riempiranno gli occhi di lacrime.

LeggiAmo - Sfida di Lettura

Con la fine del 2011, mi sono imbattuta nella sfida di lettura proposta nel blog La magia del vento.
All'inizio ero molto titubante sul partecipare o meno, perchè mi sembrava un'impresa molto ardua, ma siccome ho sempre letto molto ed ultimamente, tra lavoro ed altri impegni, avevo quasi abbandonato questa mia passione, l'ho trovata un buono stimolo per ricominciare.
Questa è la lista  con la quale partecipo all'iniziativa "LeggiAmo": 35 libri durante tutto l'anno.
Ci provo e la cosa che mi ha convinto definitivamente è stata la possibilità di condividere pensieri e recensioni con le altre blogger. 



Ecco la mia lista:
Libro obbligatorio
1) Se per un anno una lettrice (Nina Sankovitch)
Sette Libri che rimando da un po’
2) Shantaram di Gregory David Roberts (pagg. 1174)
3) L’Amore ai tempi del colera di Gabriel Garcìa Màrquez (pagg. 428)
4) Due di Due di Andrea De Carlo (pagg. 391)
5) Il Diario di Ellen Rimbauer a cura di Joyce Reardon (pagg. 272)
6) La Pergamena della Seduzione di Gioconda Belli (pagg. 383)
7) Angeli e Demoni di Dan Brown (pagg.522)
8) La somma dei giorni di Isabel Allende (pagg. 300)
Tre Libri da acquistare
9) L’Educazione delle fanciulle di Franca Valeri e Luciana Littizzetto (pagg. 97)
10) Io non dormo da sola di Catherine Townsend (pagg. 268)
11) Un Giorno di David Nicholls (pagg. 487)
Un libro che riguardi un popolo
12) Nel limbo della terra di Mbacke Gadji (pagg.209)
Tre libri dello stesso autore
13) Le ragazze che seguivamo di Bukowski (pagg. 220)
14) Panino al prosciutto di Bukowski (pagg. 327)
15) Donne di Bukowski (pagg. 303)
Due Saggi
16)
17)
Tre libri suggeriti da altri partecipanti
18)
19)
20)
Due biografie personaggi storici o famosi
21) Gandhi e l’India di Gianni Sofri (pagg. 185)
22) Paolina Bonaparte di Antonio Spinosa (pagg. 343)
Un libro di Poesia
23) ‘E ccreature, il cuore e la rosa di Angela Chiosi (pagg. 68)
Un libro per l’infanzia
24) Racconti mitologici di Dami editore (pagg. 76)
Un libro giallo/thriller
25) Misery di Stephen King (pagg. 383)
Cinque libri già letti
26) Lettera ad un bambino mai nato di Fallaci (pagg. 100)
27) Non ora, non qui di Erri De Luca (pagg. 91)
28) Il giorno prima della felicità di Erri De Luca (pagg. 133)
29) Trilogia di New York di Paul Auster (pagg. 314)
30) La maga delle spezie di Divakaruni (pagg. 287)
Cinque racconti brevi non inferiori a 40 pagg.
31) Fiabe Sioux e Cheyenne (pagg. 151)
32) Io sono cattivo di Diego Rossi (pagg. 121)
33) Great Expectations di Dickens (pagg. 95)
34)
35)


La lista al momento è incompleta, mancano i due Saggi, due Racconti brevi e naturalmente, i libri suggeriti da altre partecipanti. 
Man mano la aggiornerò. L'ordine di lettura non ha un obbligo, l'unico libro che deve essere letto per primo è appunto il primo, l'ho prenotato ed attendo che mi arrivi.
Il 9 di ogni mese pubblicherò la lista aggiornata con i libri che ho letto, la valutazione e la loro recensione.
Qui c'è la Lista delle altre partecipanti.
Buone Letture a tutte e grazie a Lena per l'opportunità.

mercoledì 30 novembre 2011

Toyo Ito e Toyo Mon Amour: mostra collettiva di provocazione

Avete presente l'architetto giapponese Toyo Ito?
Wikipedia: È considerato “uno degli architetti più innovativi ed influenti al mondo” ed è particolarmente apprezzato per la creazione ed elaborazione di concetti architettonici estremi, nei quali combina il mondo fisico con quello virtuale. È uno degli esponenti più significativi di quell’indirizzo architettonico che propina la nozione contemporanea di città simulata.


Ecco, lui. Non discuto della sua bravura o genialità, ma la sua opera realizzata in Italia, lo "Huge Wine Glass" ("Il bicchiere di vino"), un manufatto a base quadrata, alto 5 metri e largo 2 metri, prodotto in materiale plastico trasparente, installata nella piazza principale di  Pescara il 14 dicembre 2008 e costata oltre un milione di euro, appena 64 giorni dopo l'inaugurazione, ha subito un cedimento strutturale spaccandosi. 
La responsabilità del disfacimento dell'opera è oggetto di contenzioso giudiziario tra i committenti dell'opera: Comune di Pescara e Banca Cariple contro la ditta che l'ha costruita: Clax Italia s.r.l. di Pomezia.

Un rapporto difficile e particolare quello di Toyo e del suo calice con la città di Pescara. Ed è in questo marasma di individuazione delle colpe, di critiche, di atteggiamenti di tolleranza o di opposizione, che fu ideata a gennaio di quest'anno, dal graphic designer Luca Di Francescantonio, una mostra provocazione: il Toyo Mon Amour. Venti artisti abruzzesi rappresentavano "i loro calici rotti", dando spunto a dibattiti e discussioni, sviluppati in una tavola rotonda dal titolo "L'Arte in Abruzzo: è e sarà Contemporanea?".

Il successo di questa iniziativa, la curiosità che ha suscitato, la passione e la creatività degli artisti e la voglia di parlarne ancora, perchè le discussioni sono ancora aperte, hanno fatto sì che sabato 3 dicembre 2011, ci sarà: Toyo Mon Amour (encore). 
Si, ancora. Perchè c'è ancora, chi ha voglia di confrontarsi sul ruolo dell'arte negli spazi urbani.

La seconda edizione si svolgerà nella galleria d'arte, Spazio Pep Marchegiani di Pescara e vedrà i creativi impegnati nel rappresentare il loro punto di vista su accezioni ed emozioni ispirate dal calice di Toyo Ito.
Creativi ospiti: Erica Abelardo, Ettore Altieri, Nicola Antonelli, Marco Appicciafuoco, Arkilabo, Marco Cardone (artemad), Pedro H. Cavuti, Colozzo & Carozza, Colleen Corradi Brannigan, deZignStudio, Davide Di Ilio, Vittoria D'Incecco, Alessandra Galloppa Design, Claudio Gaspari, Jörg Christoph Grünert, Ray K, Eva Laudace, Danilo Maccarone (artemad), Michele Montanaro, Adele Pratt, Pamela Testa, Serena Vizioli,
Zo_Loft feat Gum Design
.
Naturalmente, anche stavolta, il tutto darà il via ai dibattiti della tavola rotonda: "La Creatività in Abruzzo: è e sarà Contemporanea?".

Ma tutto questo articolo era per dirvi della novità di questa edizione: Twitter...ebbene si. Ognuno di voi potrà essere partecipe alla tavola rotonda. Come?
Per interagire basterà che poniate domande, dubbi, curiosità sotto forma di tweet, taggandolo come #toyomonamour. Questo tag, formerà un archivio su cui poter dibattere.
So bene che tra voi c'è chi ama l'arte o chi, dopo aver letto questo post, sarà anche solo incuriosito dall'evento, quindi non siate timidi, tweetate e non dimenticate il tag #toyomonamour. =) 


EDIT 4 Dicembre: Ecco a voi qualche foto del Toyo,che, siccome sto facendo ancora amicizia con la mia nuova Nikon, non sono per nulla belle, ma almeno rendono l'idea dei vari punti di vista dei creativi sul "calice di Toyo":















martedì 29 novembre 2011

Lista delle cose che rendono fieri di essere Italiani

E' da quando sono stata a New York che mi pongo questa domanda ed ora la lettura del libro di Luca Sofri, "Un grande Paese", mi sta facendo riflettere ancor di più.

Sarei capace di stilare una lista delle cose che mi rendono fiera di essere italiana? Naturalmente evitando le glorie del passato e quelle calcistiche del 2006?
Una lista di cose che appartengono al mio presente, quindi alla mia generazione di trentenne?

A New York, l'orgoglio di essere americani si respirava nell'aria, raggiungendo addirittura l'esagerazione e il ridicolo, a volte.

Siccome io alla mia lista ci sto ancora pensando e lavorando...lascio la patata bollente a voi. Attendo le vostre liste, davvero curiosa.


venerdì 25 novembre 2011

Chiacchiere e tè con Selene: "Like ordinary Life": Terapianima

Ed eccoci qui, con la splendida rubrica di Selene che questa settimana ci regala un collage molto particolare. Come sempre le sue immagini sono molto intense e la sua creatività permette di esplorare e far viaggiare l'immaginazione. Godetevelo.